
La chiesa di Sant’Elia si trova in una posizione periferica rispetto all’abitato di Furore, è di piccole dimensioni e presenta una sola navata, in origine doveva avere un’abside semicircolare poi modificata in scarsella molto probabilmente durante i restauri del 1474. Costruita negli anni intorno al 1300 e rimodernata, come detto, nel 1474, con evidenti stratificazioni di stili che si sono sovrapposti, visibili anche all’occhio meno esperto.
Il campanile, dal cui vano terra si accede all’interno, fino a qualche decennio fa presentava alla sommità una cella cilindrica con cupolino, in linea con i campanili medievali della Costiera Amalfitana dei secoli XII e XIII, mutuati direttamente dal prototipo del Duomo di Amalfi, in seguito ad un incendio causato da un fulmine la parte alta crollò. La particolarità della chiesa consiste nell’avere un vano che cela la facciata dell’edificio. Probabilmente nato come un atrio che, oltre ad immettere nell’edificio sacro, aveva anche una funzione funeraria, testimoniata dalle lapidi ancora presenti, oggi riutilizzato come sacrestia.
La copertura della parte aggiunta nel 1474 è a volta a crociera su colonne con capitelli a stampella. L’ingresso alla struttura avviene attraverso il pianterreno del campanile. Qui è conservata una tavola lignea con la Madonna affiancata da S. Elia e da S. Bartolomeo, opera di Angelo Antonelli da Capua del 1479.
La chiesa conserva un trittico ligneo risalente al medioevo, opera di Angelo da Capua, una statua della Madonna del Carmine col bambino e i Santi Elia e Bartolomeo, di scuola del Settecento napoletano, un tabernacolo ligneo ed un’urna cineraria di età romana. Quest’ultima presenta sul lato frontale una tabella erasa racchiusa da listelli, circondata da tralci di edere, e da un cratere baccellato del tipo a calice del quale un passeraceo lambisce il contenuto, mente un altro passeraceo, ha il becco rivolto in alto. Nei lati sono rappresentati dei rami di palma, emblema di vittoria fra gli uomini, ma anche di trionfo sulla morte.



