Da Piazza Avitabile, sita nella frazione di San Lazzaro ad Agerola, si raggiunge la Contrada Tuoro, da cui parte un sentiero in discesa per l’Orrido di Pino, dove sono i ruderi di antichi ricoveri rupestri: una vecchia polveriera. Si prosegue scendendo fino al centro della gola, alla testa del vallone sottostante, ammirando un intenso paesaggio ricco di verde. Qui si supera il Rio Penise ed inizia il sentiero dedicato ad “Abu Tabela” (di cui parleremo sotto), attraverso una fitta vegetazione ricca di felci e macchia mediterranea. Il sentiero termina alle case di Pino, a picco sulla gola da cui si ammira lo spettacolo del panorama di Furore. Proseguendo, si passa per la Chiesa di S. Giacomo. Dalla strada che collega Agerola a Furore si apre un ampio paesaggio che da un senso di libertà e da cui è possibile percorrere una lunga discesa che attraversa vigneti terrazzati fino a una rupe sospesa nel vuoto, il Vallone di Praia, e dove è possibile incrociare il sentiero principale, denominato “Nidi di Corvo” che sale sulla destra e raggiunge i ruderi dell’Eremo di S. Barbara.
ABU-TABELA non è altro che la trasposizione “islamica” del cognome AVITABILE legato a Paolo Crescenzo Martino Avitabile, napoletano di umili origini, nato ad Agerola, ex cannoniere borbonico, passato a Murat, ripassato ai Borbone, divenendo ufficiale del Regno delle Due Sicilie che, dopo la caduta del Regno, reclamato per le sue “astuzie” militari a contrastare i sempre più frequenti atti di brigantaggio e assalto alle carovane lungo la via della seta, giunse in Oriente nel XIX secolo, per rimanervi molti anni ed entrare nella leggenda come “il terrore afgano”.
Quel generale Avitabile, che nel 1844 riuscì ad ottenere la scissione di Agerola dalla provincia di Salerno per aggregarla a quella di Napoli: la città venne, così separata dal territorio di Amalfi, con il quale aveva condiviso secoli di storia, rimanendovi legata unicamente per la giurisdizione religiosa comune.
Assoldato dallo Shah di Persia per far pagare le tasse ai kurdi e poi inseguito finito a Lahore, alla corte di Ranjit Singh. Un napoletano che divenne una figura leggendaria anche per gli inglesi, i quali sostenevano che gli afghani guardavano Avitabile con la paura e la reverenza con cui gli sciacalli guardano la tigre.
Nel 1845, il generale Avitabile, tornò al Agerola dall’Inghilterra, aveva con se molti regali, ricevuti per le sue imprese militari, tra questi un torello, due vacche gravide e una vitella di razza Jersey. Dal lavoro di selezione svolto dall’ Avitabile, nasce così la razza Agerolese, molto rustica, con un latte di qualità eccezionale, impiegato sia per la produzione del “provolone del Monaco” la cui paternità è rivendicata anche da Arola di Vico Equense, paesino alle falde del Faito, dove vi sono ancora tanti Caseifici specializzati in questo tipo di lavorazione.