
Furore è un paradiso ancora sconosciuto al turismo di massa che l’ha conservata fin ai nostri giorni, con le sue passeggiate a mezza costa, i panorami mozzafiato, il clima dolcissimo e l’atmosfera rilassante.
Le meraviglie naturali comunque, non sono l’unico punto forte di Furore. Eliminato: In questo borgo di poche centinaia di anime la storia è scolpita nelle mura degli edifici sacri, come le Chiese di San Giacomo e Sant’Elia che presentano notevoli motivi di interesse. Quest’ultima, ubicata nell’omonima frazione, risale ad epoca antichissima e conserva tuttora sia gli interventi eseguiti nel Quattrocento che i successivi ampliamenti barocchi.
La principale struttura artistica di Furore rimane la Chiesa di San Michele. Al suo interno possiamo osservare un impianto basilicale a tre navate con archi acuti, retti da colonne senza base e con capitelli formati da coni marmorei di semplice fattura. Tali colonne, insieme ad un affresco sulla parete di un’abside minore, rappresentano i resti di un’antica costruzione.

Un viaggio a Furore può essere considerato certamente una delle esperienze più importanti per capire a pieno la cultura e la storia millenaria di questa terra.
Situato nel bel mezzo della Costa d’Amalfi, il fiordo di Furore è una fiaba suadente, da vivere almeno una volta nella vita, il borgo marinaro, la vecchia cartiera, il mulino, la chiesetta nella roccia, le scalinatelle sfuggenti, il sentiero perduto nel bosco, sono solo le tracce che descrivono questo mondo incantato.
Il fascino di questo tratto di costa è irresistibile, con il fiordo incuneato tra le viti, le rupi ed il mare, una piccola comunità costiera caratterizzata da casette minuscole una sopra l’altra. Incastonato fra i comuni di Conca de’ Marini e Praiano, Furore è caratterizzato dall’assenza di un vero e proprio centro abitato, tanto che viene definito “Il paese che non c’è”.
Appellativo dovuto anche alle sue case incastonate e quasi nascoste, lungo i fianchi di un alta parete rocciosa a picco sul mare.
Il suo nome deriva da TERRA FURORIS, così definita dagli antichi a causa del fragore del mare che durante le giornate tempestose infrangeva le sue onde sullo storico fiordo da cui prende il nome.
Le prime informazioni storiche, la descrivono come un piccolo villaggio di pescatori posto sotto il dominio di Amalfi. Era un piccola roccaforte, con pochissimi abitanti, ma estremamente sicura, infatti a causa della sua posizione era sostanzialmente inespugnabile dalle incursioni saracene.
Come detto, i suoi abitanti si dedicavano alla pesca ma erano anche dediti alla pastorizia ed all’artigianato ed è forse per questo che in passato gli abitanti venivano definiti contadini pescatori, anche perché proprio il Fiordo ha rappresentato un porto naturale, nel quale si svolgevano fiorenti traffici e le più antiche forme di attività industriali, tra cartiere, mulini alimentati dalle acque del ruscello Schiato che scendeva dai Monti Lattari.

Nel Basso Medioevo si emancipa divenendo Università ed eleggendosi un proprio Sindaco. Per un breve periodo fu annesso alla vicina a Praiano, e poi ritornò a essere comune indipendente.
Alcune località prendono i nomi dalle famiglie che vi abitarono, oltre alla citata Casanova vi sono anche Li Summonti che prende il nome dalla famiglia Summonte, Le Porpore dalla famiglia Porpora, Li Cuomi dalla famiglia Cuomo, Li Candidi dalla famiglia Candido, Vespoli, Galli, Teglia. I Cognomi più ricorrenti erano: di Florio, Cuomo, di Milo, Merolla, Penna, Ferrajolo, Porpora, Amendola, Amodio, Anastasio, Avitabile, Candido, Cavaliere, Cennamo, Criscuolo, di Rosa, Gentile, Giovine o Iovine, Lama, Lauritano, Manzo o Manco, Rispolo, Sovieno e Sparano.
Il pregiatissimo Fiorduva di Furore è tra i migliori vini bianchi in Italia. Per chi è un amante del buon vino una visita alle cantine Marisa Cuomo è una tappa obbligatoria.
A Furore, una delle città del vino, ogni anno, si organizza l’evento nazionale del Palio delle Botti: una gara che consiste nel far rotolare le botti lungo un percorso prestabilito. La squadra che taglia per prima il traguardo vince.
Tra i liquori tipici di Furore ci sono l’afrodisiaco Elisir delle Janare a base di sedano e il Nanassino a base di fichi d’india. Quest’ultimo è utilizzato anche nella preparazione delle Cicale di Furore, un dolce tipico di questo borgo a base di pasta di mandorla.
