
L’ecomuseo nasce per valorizzare e recuperare alcuni insediamenti preindustriali del XVIII secolo come le cartiere e i mulini che sfruttavano la forza del corso d’acqua dello Schiato nel vallone di Furore per ricavare forza motrice.
Non un semplice parco naturale, ma un luogo modellato dal lavoro della storia: un vero e proprio museo vivente.
E’ questo l’Ecomuseo del Fiordo, istituito nel 2000 per iniziativa del Comune, con la consulenza dell’Orto Botanico di Napoli e della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Culturali di Salerno, a conclusione di un lungo e faticoso intervento di risanamento igienico-sanitario dell’area e di recupero-riuso dell’antico borgo marinaro e delle annesse strutture protoindustriali risalenti al XVII secolo e avviate ad un lento quanto inesorabile degrado.
Un Ecomuseo “del tempo e dello spazio” che si sviluppa ai piedi del Vallone di Furore, dove fino agli inizi del Novecento funzionavano a pieno ritmo, grazie ad un ingegnoso sistema idraulico che utilizzava la forza motrice delle acque del ruscello Schiato, due mulini, due cartiere e una calcara per la produzione della calce.
La struttura musicale, costituisce un punto di riferimento per la popolazione locale, per il turismo e, soprattutto, per la scuola. Uno scrigno prezioso per la riscoperta delle tradizioni della cultura locale, non solo per Furore ma per l’intera Costa d’Amalfi.
L’Ecomuseo si articola in varie “sezioni”: i percorsi botanici attrezzati lungo il Sentiero dei Pipistrelli Impazziti con relativo Erbario, organizzati nei locali della Cartiera-Mulino; le vie del Cinema (Ways of love) attraverso l’itinerario turistico-culturale, sulle tracce di personaggi famosi, quali Rossellini, la Magnani, la Bergman, Totò, Mastroianni, Greta Garbo, con annesso archivio della Memoria Costa Diva; i Muri d’Autore, fra murales e sculture, con annesso Centro di Documentazione sui paese dipinti italiani.
I diversi itinerari di visita portano da un centro d’accoglienza, organizzato in modo da orientare i visitatori nei percorsi, con supporto di tipo audio-visivo ed informatico.

La Fabbrica di carta del Fiordo di Furore
Matteo Camera, noto studioso della costiera amalfitana, è il primo a segnalare, nel 1836, la presenza, nel Fiordo, di un mulino e di una fabbrica di carta. La ragione di questa presenza è certamente da ascriversi alla buona accessibilità dal mare. Le comunicazioni terrestri, infatti, data l’orografia e l’asprezza del suolo, erano proibitive .
Il Fiordo, da questo punto di vista, costituiva un buon approdo, protetto dai venti e dal mare aperto.
La Cartiera era ospitata in tre locali situati al piano terra dell’edificio ai cui piani superiori erano ubicati l’alloggio del mugnaio e il mulino. Essa produceva, prevalentemente, carta “emporetica” e, cioè, carta pesante da bottega, adatta agli usi commerciali, ma, quando le cartiere di Amalfi subirono un periodo di crisi, venne qui prodotta anche carta di alta qualità.

Nei tre locali si svolgevano funzioni differenti. Nel primo, a cominciare da destra, erano ubicate tre vasche per la macerazione della carta. La pasta posta a macerare veniva rimescolata con particolari mulini detti “a pestelli” che, collegati ad un albero, mosso da una ruota idraulica, si muovevano alternativamente dall’alto verso il basso “pestando” la pasta nelle vasche di pietra.
Nel locale posto al centro era ubicata una grande vasca di pietra, alimentata da una fontana, detta “tino”. Nel tino erano posti gli stracci di cotone a macerare. Gli stracci erano uno degli “ingredienti” principali per la fabbricazione della carta.
Nell’ultima stanza, sulla sinistra, era, con molta probabilità, collocato il torchio (o “soppressa”) il cui compito era quello di strizzare la carta per liberarla rapidamente del contenuto di acqua. La carta, dopo aver subito tutte le lavorazioni in questi locali veniva portata nello Stenditoio ad asciugare ed ad essere lisciata a mano..
