Il Giardino della Pellerina

Uno spettacolare parco urbano, a picco sul mare che si è voluto dedicare agli innamorati. Il Giardino della Pellerina è tutto questo ed anche di più, è un piccolo paradiso senza tempo con un panorama davvero eccezionale e dove gli innamorati possono giurarsi amore eterno.
Collocato nell’area immediatamente sovrastante la Chiesa di S. Michele, ha una passeggiata contornata da pilastri in maiolica che ricordano i dettagli di Villa Rufolo o Villa Cimbrone a Ravello, se non addirittura alcuni scorci di Capri.
Il Viale e percorso da panchine decorate che riportano sulla spalliera ognuna una frase d’amore, poesie, virgolettati di canzoni di celebri autori e cantautori come Rossellini, Prevert, Erri De Luca, Giuseppe Liuccio e finanche Domenico Modugno..
Il Viale termina nella piazzetta di Aprodithe, che nella religione greca, rappresentava la dea della bellezza, dell’amore e della generazione, e poiché secondo una versione mitologica, era nata da Urano e dalla schiuma del mare, veniva venerata come dea che rende sicura la navigazione.
La piazzetta di Aprodithe ha uno spazio davvero ampio e suggestivo, si è deciso di farlo così ampio per poter allestire eventi culturali all’aperto fino a dare la possibilità celebrare matrimoni con il rito civile, nella stessa piazzetta campeggia una fontana detta “delle sette cannelle”, con altrettanti rubinetti uno per ogni archetipo dell’Amore: Ludus, Eros, Pragma, Ephitumia e così via….

 

 

 

Perché Giardino della Pellerina

Un antico racconto popolare ci spiega il perché il nome “Giardino della Pellerina” dove il sentiero perduto nel bosco è solo una tenue traccia che porta alla scoperta di un mondo incantato, che sembra preso in prestito da una favola. Ma veniamo al storia che ha portato a definire il parco “Giardino della Pellerina”:

«C’era una volta, nel paese che non c’è, una coppia di innamorati: sartina lei, marinaio lui. Il loro amore era però contrastato dai genitori di lei: “Mamma non vuole e papà nemmeno, come faremo a fare l’amor?. Questa è la domanda posta da un vecchio ritornello, che per fortuna contiene anche la risposta: “L’amore lo faremo di nascosto…” Categorica! I due giovani spasimanti obbediscono. Fanno tesoro di tale incitamento e s’incontrano furtivamente tutte le sere al calar del sole in una grotta al limitare del bosco, sul ciglio di una rupe che precipita nel Fiordo».

Ma una sera, una brutta sera, una spaventosa tempesta, una di quelle che hanno dato il nome alla Terra Furoris, impedisce al marinaio di mantenere la sua promessa.

«Da qui l’espressione “promessa di marinaio”  Lei lo aspetta, paziente, per ore e poi per giorni, per mesi, per anni. Ma invano. La ragazza non si rassegna e corre, va dove la porta il cuore, puntuale all’appuntamento, come in pellegrinaggio tanto da meritarsi l’appellativo di “Pellerina”, versione dialettale di “Pellegrina”».

Ma del suo innamorato nessuna traccia. Scomparso. Travolto dalla furia del mare o rapito da un’altra donna? Il dubbio si fa atroce, corrosivo. Le certezze vacillano e con esse sbiadiscono le speranze. «La ragazza decide di farla finita e si butta giù dalla rupe. Butta in furorese è “votta” e quindi “Vottara” si chiamerà da allora la rupe – prosegue il racconto – Le sue grida si fanno canzone, dolce melodia. Nelle notti di tempesta le grida disperate della fanciulla riecheggiano nella gola, mormorano fra gli alberi, sibilano nel vento. “Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra, io ho detto la mia!”. E sempre stata questa la chiosa dei “cunti antichi”, insieme alla famosa “e vissero tutti felici e contenti”».

Questa favola, dunque, supporta la scelta del nome dato al Giardino in via di inaugurazione e che vuole essere una sorta di agorà di classica ispirazione.

«Un nome che affonda le radici nella cultura locale, nel rispetto della toponomastica più antica e radicata nella memoria locale Il Giardino della Pellerina, ispirato al mito e dedicato all’amore, si fregia anche del logo riportato, un capolavoro di grafica che ricorda il bacio di due innamorati. A conferma che Furore rima d’amore».